Ci sono due tipi di persone.
Il primo tipo, quando qualcosa va storto, fa casino. Si arrabbia, ti sbatte in faccia dove hai sbagliato, alza i toni e pretende di farsi ascoltare. A torto o a ragione, mette sul tavolo tutto quello che ha.
Il secondo tipo tace. Non alza la voce, non chiede chiarimenti. Sorride a denti stretti, incassa il colpo e, senza fare il minimo rumore, comincia a progettare il "dopo di te".
Può essere un cliente chiave, un collaboratore fidato, un socio. Qualcuno che fino a quel momento consideravi una certezza.
Chi urla è ancora dentro la trattativa
Sul lavoro ho sempre preferito i primi. Chi urla è scomodo, ti mette alle strette, magari ti fa anche perdere la pazienza, ma ti sta ancora offrendo una carta da giocare: l'occasione di rimediare. È ancora dentro la trattativa.
Chi tace, invece, spesso ha già chiuso il conto.
La verità? Se mi guardo dentro, io per primo appartengo quasi sempre alla seconda categoria. E scommetto che ci appartieni anche tu. Quando la delusione supera una certa soglia, smetti di negoziare. Smetti di spiegare, smetti di pretendere. Ti limiti a ridisegnare la scacchiera perché quella persona, da lì in poi, diventi irrilevante.
Il silenzio non è assenso
Negli affari l'errore madornale è dare per scontato che il silenzio voglia dire che va tutto bene. Se aspetti che qualcuno ti presenti le dimissioni o interrompa un contratto per chiederti cosa non ha funzionato, sei già fuori tempo massimo.
Per questo bisogna avere, periodicamente, il coraggio di confrontarsi con le persone che contano. Non chiedendo "come va?", che è vanità: ce la raccontiamo da soli per stare tranquilli. Facendo domande scomode: cosa stiamo sbagliando? Dove non stiamo guardando? Cosa sto dando per scontato?
Le persone se ne vanno per logoramento
Le persone raramente se ne vanno per un singolo strappo. Se ne vanno per logoramento: una somma invisibile di parole fuori posto, accordi disattesi, piccole mancanze archiviate con superficialità che, a forza di sedimentare, diventano un muro.
E quando quel cliente o quel collaboratore prende la porta, ci si fa sempre la stessa domanda: "Ma perché non ha detto niente?"
Probabilmente te lo aveva fatto capire in ogni modo. Eri tu troppo impegnato a pensare che andasse tutto bene.
